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Omelia della Pasqua 2023
da Padre Budi Kleden

“So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto!” dice l’angelo alle due donne. Il crocifisso è risorto, la storia della disumana aggressione si trasforma in una storia della vita; la vittima della violenza diventa il re vittorioso. Sì, la Pasqua, la risurrezione di Gesù è la vittoria di Dio della non-violenza. Gesù risorto ci mostra che la via giusta e la vita vera per noi uomini si trova solo nel cammino della non- violenza.

Il Signore risorto è la risposta di Dio alla violenza degli uomini, delle masse e i loro leader, una risposta data nell’umiltà e nella pazienza, nel perdono e nel sacrificio. Gli avvenimenti della via crucis dimostrano come la violenza è celebrata e incoraggiata dalle masse. La risurrezione, invece, comprova che i pensieri del Signore non sono i nostri, le sue vie non sono le nostre, come dice la terza lettura di oggi dal profeta Isaia.

Fin dagli inizi il Signore si presenta come Dio della non-violenza. La creazione dell’universo e dell’uomo non è un risultato di un conflitto tra gli dèi o della tragica caduta di uno degli esseri celesti, ma una creazione, emersa dalla decisione presa dalla libera volontà di Dio. Si legge nella prima lettura: “In principio Dio creò il cielo e la terra. Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”. Tuttavia, a causa dell’incapacità degli uomini di controllare le loro ambizioni, la violenza è entrata nella storia umana ed è diventata un modo usuale, generalmente accettato, di trattare gli altri e la natura. Nella storia dell’esodo vediamo l’azione di Dio volta a seppellire tutto ciò che ha un legame con la violenza e così comincia una storia nuova di Dio con il suo popolo. Al di là del mare, il popolo eletto doveva vivere una cultura della non-violenza.

Al di là del mare siamo noi, i battezzati nel Cristo, chiamati e resi capaci di vivere l’umanità nuova nello Spirito di Gesù, come scrive San Paolo nella sua lettera ai Romani.

La risurrezione ci chiama a vivere la cultura della vita ed evitare ogni vizio che glorifica la violenza. Sappiamo che la violenza si esprime non solo nelle azioni, ma anche l’inerzia, cioè la disposizione a non fare nulla, potrebbe essere una forma latente della violenza. Non solo le parole possono uccidere altre persone; tante volte anche il silenzio, l’attitudine di non dire niente, potrebbe trasformarsi in connivenza e provocare la morte degli altri. L’incapacità di controllare le emozioni, l’arroganza, personale e culturale verso agli altri, l’abuso del potere e della confidenzialità, sono forme di violenza che causano le ferite nelle relazioni famigliari o in una comunità religiosa, possono far nascere e crescere la cultura della morte e portare le tenebre nella nostra famiglia e nella comunità.

Cari fratelli e sorelle,

Siamo chiamati ad essere missionari della luce, ad essere discepoli fedeli e creativi mandati per sanare le ferite del nostro mondo causate da tante e diverse forme della violenza. Siamo incoraggiati a vivere una cultura della non-violenza. La non- violenza, dice Papa Francisco, non significa arrendersi e capitolare, perdere e smettere tutto, ma è una attiva disposizione di promuovere la riconciliazione e la pace che è il primo dono del Signore risorto.


Collegio del Verbo Divino, Roma,
Pasqua 09 aprile 2023